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Contro la crisi economica boom dei corsi da frontaliere | Top Business Essay
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الأحد، 29 يناير 2012

Contro la crisi economica boom dei corsi da frontaliere

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Domenica 29 Gennaio 2012 Numeri incoraggianti
Insegnare come muoversi nel mercato del lavoro ticinese. Spiegare quali siano i diritti, i doveri e le opportunità legate a un impiego nella Confederazione. Dare, insomma, a chi ne ha bisogno, le “istruzioni per l’uso” necessarie a orientarsi in un mondo molto diverso da quello di provenienza.
In tempi di crisi nella zona di confine c’è chi studia da frontaliere. Sono partiti ieri mattina, infatti, i seminari organizzati a Como dalla Fondazione Ecap e dalla Fondazione Castellini nell’ambito del progetto CoopSussi. Obiettivo: formare figure professionali per i settori del commercio, turistico-alberghiero e della ristorazione.
«Nonostante il momento difficile – dice Furio Bednarz, presidente della Fondazione Ecap – il mercato del lavoro ticinese è aperto. Nei settori del terziario commerciale le competenze italiane sono forti. Oggi, con gli accordi bilaterali in vigore, non ci sono limiti né contingenti, l’accesso all’impiego è più facile perché ci muoviamo in un mercato del lavoro integrato». Se si leggono i dati dell’ufficio cantonale di Statistica, si scopre quanto non sia vera la tesi secondo cui frontalieri alimentino il dumping salariale.
«I salari dei settori cui dedichiamo i nostri seminari sono stabili da anni. Stiamo parlando di 3mila-3.500 franchi lordi al mese a fronte di una produttività elevata e di orari di lavoro lunghi, 40-42 ore settimanali – dice Bednarz - Per chi vive in Svizzera un simile stipendio non è sufficiente, mentre chi viene dall’Italia e non deve pagare la cassa malati raggiunge al netto un salario superiore ai 2.500 franchi».
Peraltro, anche e soprattutto nel “terziario debole”, in Ticino i salari medi rispetto al resto della Svizzera sono sempre stati storicamente inferiori del 20%. La variazione del tasso di cambio degli ultimi mesi ha cambiato ulteriormente lo scenario, muovendo ancora di più le pedine a favore dei frontalieri.
«In questi settori – ripete Bednarz – non c’è stato dumping. Fenomeno che riguarda invece il cosiddetto “mercato grigio” del lavoro, quello cioè degli imprenditori autonomi». Sono gli artigiani e i riparatori, insiste il presidente della Fondazione Ecap, a esercitare una «pressione fortissima sulla dinamica occupazionale ed economica» del Cantone. Gli ultimi dati del mercato del lavoro ticinese, relativi al terzo trimestre del 2011, sono stati diffusi dal Dipartimento delle Finanze di Bellinzona alla fine dello scorso mese di dicembre. I numeri indicano come i posti di lavoro siano stabili rispetto all’anno precedente (178.400). Una «situazione di stallo» nella quale si scorgono però due «andamenti contrastanti: da un lato la crescita dei posti di lavoro nel secondario (+2.400, 5,2% su base annua); dall’altro lato il calo nel terziario (-2.400, 1,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2010)». Alla fine del terzo trimestre 2011, la manodopera frontaliera ha poi raggiunto le 51.400 unità, con un aumento del +7,8% su base annua. Complessivamente, quindi, le persone occupate in Ticino sono attualmente oltre 228mila, con una crescita rispetto all’anno precedente del 4,2%.

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